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Newsletter Settembre 2016

Presidente

 2013-2018

Daniele Cerimele

Motto dell’anno: L’ “Appy” …è la nostra “Happy” ! 

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Cari AMICI,

in questa lettera vi riporto un po’ di storia sulla tribù indiana dei Nez Perces, fondatori della razza Appaloosa.

Il nome  della tribù di indiani Nez Perces fu dato a quei nativi americani dai mercanti francesi che giunsero nella zona dove era dislocata la loro tribù verso la metà del Settecento e che fecero caso all’abitudine di quelle genti di forarsi il naso per attaccarvi monili di varia foggia.

Con l’andare del tempo questa abitudine di forare il naso venne abbandonata ma il nome Nez-Percéz cioè nasi forati, rimase.

Quando i visi pallidi si insediarono nell’Oregon i Nez-Percéz si  portarono ad abitare la valle del fiume Wallowa, che venne loro affidata dalle autorità governative tramite un trattato. Malauguratamente fu proprio lì che venne trovato l’oro dai primi pionieri, generando così ulteriori problemi per via del continuo aumentare del numero di bianchi che volevano avventurarsi in quelle zone di proprietà indiana.  Il governo decise così di trasferire nuovamente il popolo indiano dei Nasi Forati nella riserva Lapwai, inviando ancor prima di usare la forza, il generale preposto all’operazione, il quale  volle vedere Capo Giuseppe per dirgli di lasciare la sua terra in pace e ubbidire agli ordini del Governo americano.

Tuono che Romba nelle montagne si rifiutò asserendo che, poiché lui amava quella terra, non se  ne sarebbe andato via, anche perché il padre era morto lì e lui voleva restare nella terra dei suoi Avi. La continua alterigia dei bianchi  fece imbizzarrire alcuni giovani guerrieri che all’insaputa del capo, il 13 giugno 1877 assaltarono una fattoria scatenando l’inizio della guerra: i nativi riuscirono a tener testa alle forze militari vincendo anche diverse battaglie grazie anche al genio tattico di Capo Giuseppe, che però comprese che il Presidente Washington avrebbe inviato presto altre forze in soccorso delle truppe, sicuramente insieme  all’artiglieria e che sarebbe riuscito a scacciare i Nasi Forati.

Così decise di lasciare la propria terra per rifugiare la sua gente in Canada dove il capo Toro Seduto, già tempo prima si era messo in salvo. La marcia sarebbe comunque stata dura da affrontare, dovendo coprire una distanza di 3200 chilometri insieme a 450 persone tra donne, vecchi e bambini.

Nonostante le forze militari americane dessero la caccia alla tribù dei Nasi Forati, dopo varie peripezie riuscirono ad arrivare a pochi chilometri dal confine col Canada. Le loro traversie ebbero fine il 5 ottobre quando gli ultimi superstiti vennero accerchiati dalle truppe del generale Howard a poca distanza dalla salvezza. Allora Capo Giuseppe si presentò ai militari alzando una bandiera bianca; mentre lo faceva, uno dei suoi attendenti di nome White Bird, riuscì a portare in territorio canadese la figlia del capo e pochi altri fuggiti all’accerchiamento. Nella grande marcia morirono 239 indiani, tra guerrieri, donne e bambini.

Il generale Sherman definì l’impresa dei Nez-Percés “una delle più straordinarie guerre indiane di cui si abbia memoria”.           

                                                                                                                Daniele Cerimele